Cassazione Civile, Sez. III, 16/04/2013 n. 9148

Sempre più ampia la possibilità di indennizzo ex lege n. 210/1992.

Come noto, l’art. 1, comma 1, della suddetta legge stabilisce che “chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge (…)”.

Con una serie di sentenze successive la Corte costituzionale ha allargato la portata applicativa della norma a coloro che siano stati sottoposti a vaccinazione antipoliomielitica (Corte Costituzionale,  23-26/02/1998, n. 27), a coloro che siano stati sottoposti a vaccinazione anti -epatite B, a partire dall’anno 1983 (Corte Costituzionale, 9-16/10/2000, n. 423), a coloro i quali abbiano subito le conseguenze previste dal presente comma a seguito di vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia (Corte Costituzionale, 16-26/04/2012, n. 107) ed altresì agli operatori sanitari che, in occasione del servizio e durante il medesimo, abbiano riportato danni permanenti da infezione contratta a seguito di contatto con sangue o suoi derivati provenienti da soggetti affetti da epatiti (Corte Costituzionale, n. 476/2002)

Il comma 3 della medesima norma stabilisce poi che “ (…) I benefìci di cui alla presente legge spettano altresì a coloro che presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali (…)”.
E anche in questo caso la Corte Costituzionale, con la sentenza additiva n. 28/2009, è intervenuta ad ampliare l’ambito applicativo dei benefici indennitari riconosciuti da tale legge ai soggetti che presentino danni irreversibili derivanti da epatite contratta anche a seguito di somministrazione di derivati del sangue: in questo modo  riequilibrando la irragionevole disparità di trattamento che la legge determinava fra i soggetti che avessero contratto l’epatite a seguito di somministrazione di emoderivati – ai quali non veniva riconosciuto alcun indennizzo – e coloro che avessero invece contratto il Virus HIV nelle medesime circostanze – ai quali invece la legge riconosceva un indennizzo.

Ed è proprio sulla scia dell’interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale con la appena menzionata sentenza che la Corte di Cassazione si è mossa, con la pronuncia qui in commento, in un caso di contagio da emodialisi riconoscendo il diritto all’indennizzo.

Così si legge in sentenza “ (…) pienamente possibile come interpretazione costituzionalmente orientata ed anzi doverosa sul piano costituzionale, senza bisogno di sollevare una nuova ennesima questione di costituzionalità (…) un’esegesi della norma nel senso di comprendere una fattispecie di contagio da emodialisi (…) Il rischio per cui prevede l’indennizzo comprende anche l’ipotesi in cui il contagio sia derivato dalla contaminazione del sangue proprio del contagiato durante un’operazione di emodialisi, a causa di una insufficiente pulizia della macchina per emodialisi dalle sostanze ematiche lasciate da altro paziente, con la conseguenza che al contagiato compete l’indennizzo di cui alla norma”.

In altre parole, la Corte di Cassazione, senza più sollevare alcuna eccezione di incostituzionalità, sancisce come – alla luce del complessivo significato assunto dalla norma in questione a seguito delle interpretazione che ne sono state via via fornite dalla Corte Costituzionale – debba senza dubbio riconoscersi l’indennizzo previsto dalla legge anche in favore del soggetto, sottoposto ad emodialisi, che sia stato contagiato dal suo stesso sangue a causa dei residui lasciati dal sangue di altro paziente nel macchinario, evidentemente non ripulito a dovere.

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

Scrivi un Commento

*