[Consiglio Stato, III°, 11/7/2013, n. 3731]

E’ questo il monito a tutte le società che partecipano alla gare, dopo aver letto la sentenza del Consiglio di Stato in commento.

L’A.S.L. n. 8 di Cagliari aveva infatti indetto una gara per la fornitura di garze ed, in uno specifico lotto, veniva richiesta una garza delle dimensioni “cm.20X20”, con una tolleranza massima del 15%; una concorrente partecipava alla procedura indicando un proprio codice e modello ma, nella compilazione dell’offerta, riportava  erroneamente la misura “20×80” anziché quella corretta, relativa a tale codice-prodotto, di “20×20” (come richiesto, appunto, in capitolato).

Riammessa detta concorrente alla gara dal TAR Cagliari, detta sentenza veniva appellata dall’ASL sarda ed il Consiglio di Stato, investito della vicenda, ha accolto l’appello ritenendo che se l’Amministrazione avesse ammesso l’offerta errata ne avrebbe, di fatto, “manipolato” il contenuto alla luce del listino della concorrente che, peraltro, non risultava neppure depositato in gara (ma era stato fornito dalla ricorrente solo successivamente).

In altri termini l’”operazione [.] si sarebbe tradotta nella riformulazione dell’offerta” e non, invece, in una semplice correzione di un mero errore materiale, non potendo conseguentemente trovare  valida applicazione il principio del potere/dovere di soccorso istruttorio, che, come noto, mira a far prevalere la sostanza sulla forma in quanto, nel caso in questione, si sarebbe configurata al contrario una modificazione dell’offerta di una concorrente a termini di deposito già ampiamente scaduti, con ciò quindi contravvenendo palesemente il principio di par condicio.

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La redazione di Appalti&Sanità

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