Con l’ordinanza n.1 del 15 gennaio 2015, il Consiglio di Giustizia amministrativo per la Regione Siciliana ha rimesso all’esame della CGUE le seguenti questioni di corretta interpretazione del diritto dell’Unione europea:

1) se gli artt. 47 e 48 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, debbano essere interpretati nel senso che essi ostino a una normativa nazionale, come quella italiana, che consente l’avvalimento frazionato nell’ambito dei servizi;

2) se i principi del diritto dell’Unione europea, e segnatamente quelli di tutela del legittimo affidamento, di certezza del diritto e di proporzionalità, ostino, o no, a una regola dell’ordinamento di uno Stato membro che consenta di escludere da una procedura di evidenza pubblica un’impresa che non abbia percepito, perché non espressamente indicato dagli atti di gara, un obbligo – il cui inadempimento sia sanzionato con l’esclusione – di provvedere al versamento di un importo (relativo al contributo Avcp) per i fini della partecipazione alla predetta procedura e ciò nonostante che l’esistenza di detto obbligo non sia chiaramente desumibile sulla base del tenore letterale della legge vigente nello Stato membro, ma sia tuttavia ricostruibile a seguito di una duplice operazione giuridica, consistente, dapprima, nell’interpretazione estensiva di talune previsioni dell’ordinamento positivo dello stesso Stato membro e, poi, nella integrazione – in conformità agli esiti di tale interpretazione estensiva – del contenuto precettivo degli atti di gara.

Spetterà quindi alla Corte di giustizia UE pronunciarsi e fare chiarezza per comprendere come debbano essere correttamente interpretati i tanti istituti dell’ordinamento interno vigente, alla luce dell’emanazione delle nuove direttive 2014 ed in attesa del nuovo testo del Codice degli appalti.

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La redazione di Appalti&Sanità

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