a cura della dott.ssa Silvia Pari

[Corte di Cassazione, Sez. III Civile, sent. n. 14530/2013]


Così ha deciso la nostra Corte di Cassazione, Sez. III Civile, con la pronuncia qui in esame, confermando la sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Roma.

Il caso è quello di una paziente deceduta dopo avere rifiutato il ricovero presso una struttura ospedaliera.  I congiunti della donna ritenevano quindi di citare in giudizio l’ASL, la Regione ed il medico di pronto soccorso intervenuto onde ottenere il risarcimento dei danni conseguenti all’omissione, da parte dei sanitari, “(…) dei trattamenti necessari in relazione alla particolare condizione fisiopsichica della vittima (…)”.

Accolta in primo grado, la domanda risarcitoria veniva invece rigettata dalla Corte d’Appello di Roma. Impugnata poi con ricorso per Cassazione, la pronuncia della Corte Territoriale veniva confermata dai giudici della III Sezione Civile, i quali sostengono che “(…) questa risolve in radice il problema della correttezza o meno della prestazione sanitaria svolta (e, dunque, della responsabilità da malasanità) attraverso l’accertamento dell’assoluta mancanza di nesso eziologico tra il comportamento del medico e l’evento mortale in questione. Accertamento che si fonda sulla considerazione che: alla paziente fu consigliato dal medico del pronto soccorso il ricovero (…); il ricovero fu rifiutato dalla paziente ed anzi il rifiuto del ricovero venne avallato dalla sottoscrizione, da parte della madre, della relativa dichiarazione; ogni ulteriore accertamento diagnostico, così come il trasferimento in autoambulanza presso altra struttura ospedaliera, non potevano essere svolti se non dopo il ricovero della paziente; non esistevano i presupposti per un ricovero coatto (…)”.

Continuano poi i giudici di legittimità rilevando come “(…) sarebbe stata del tutto superflua qualsiasi attività d’indagine volta a verificare se l’eventuale ricovero avrebbe potuto o meno impedire l’evento verificatosi. Al riguardo è decisivo il fatto che il ricovero, pur consigliato dal sanitario, venne rifiutato dalla paziente e dai suoi familiari; fatto sul quale si fonda il decisum della sentenza impugnata e che, in sé, non è contestato ed anzi è dato per presupposto dai ricorrenti (…)”.

Sotto un profilo più propriamente formale, ammonisce poi la Corte che, laddove i ricorrenti avessero desiderato un più precipuo apprezzamento delle proprie ragioni, avrebbero dovuto muovere le proprie censure avverso la sentenza “(…) per non aver valutato il comportamento tenuto dal sanitario prima e/o in occasione del rifiuto del ricovero, onde sostenere che questo sarebbe conseguito ad affermazioni della dottoressa ….. errate ovvero incomplete o superficiali (…)”.

In conclusione, pertanto, i giudici affermano che “(…) risulta corretta in diritto l’esclusione della responsabilità del sanitario, per non essere stata dimostrata dai danneggiati, cui incombe il relativo onere probatorio, la sussistenza del nesso eziologico tra la sua condotta, in occasione del consiglio del ricovero e del relativo rifiuto dopo la visita di pronto soccorso, e l’evento mortale occorso alla paziente volontariamente sottrattasi a detto ricovero (…)”.

Al di là delle problematiche e delle censure di carattere prettamente formale, fondamentale è l’affermazione del principio secondo il quale è la volontà del paziente a rappresentare il discrimine in ordine alla punibilità o meno della condotta posta in essere dal sanitario, dal momento che, laddove vi è il rifiuto da parte del paziente stesso di sottoporsi ad un trattamento sanitario, deve ritenersi esclusa la responsabilità del medico anche laddove dal rifiuto stesso derivi, come nel caso di specie, un exitus infausto.

Silvia Pari

Dottoranda Università di Bologna in Scienze Mediche Generali e dei Servizi. Laureata in giurisprudenza nel 2011, collabora con lo Studio Legale Stefanelli dal medesimo anno ed altresì con la Cattedra di Medicina Legale dell'Università di Bologna. Nel 2013 consegue il Master in Diritto Sanitario presso la Scuola di Specializzazione in Studi sull'Amministrazione Pubblica di Bologna. Le tematiche di principale interesse ed approfondimento sono quelle inerenti la sanità, pubblica e privata, con particolare attenzione al tema della responsabilità professionale del sanitario.

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