Le scelte dell’amministrazione comunale, riguardo alla dislocazione delle sedi farmaceutiche, hanno natura ampiamente discrezionale, ed i criteri (peraltro formulati in modo generico e per certi aspetti contraddittorio) di cui all’art. 11 del decreto legge n. 1/2012 hanno carattere solo indicativo . Il coefficiente demografico di 3300 abitanti ha rilievo solo al fine di determinare il numero delle farmacie spettanti complessivamente al Comune, ma non si riferisce necessariamente al “bacino di utenza” del singolo esercizio farmaceutico.

Questo è quanto osservato dal Consiglio di Stato, con la sentenza del 6 marzo 2015, n. 1153 di riforma della sentenza del T.A.R. Toscana – Firenze, sezione II n. 00953/2014.

In genere, nelle numerose fattispecie sinora esaminate, la Sezione ha giudicato infondate le censure di eccesso di potere per difetto di motivazione e/o manifesta irragionevolezza, sollevate nei confronti dei provvedimenti adottati in questa materia.

Nondimeno, il caso in esame merita una soluzione diversa, in ragione delle sue particolarità di fatto.

Il Comune si caratterizza per avere una popolazione (circa 20.800 abitanti) relativamente modesta in rapporto alla superficie territoriale alquanto estesa (circa 114 kmq) e altresì per una orografia alquanto accidentata.

In questa situazione, appare manifestamente squilibrata la distribuzione delle farmacie quale risulta per effetto del provvedimento impugnato in primo grado.

Quanto meno, come ha osservato anche il T.A.R., qualora vi fossero state buone ragioni per giustificare una scelta siffatta, ictu oculi sproporzionata, di tali ragioni avrebbe dovuto dare puntualmente conto la motivazione della delibera impugnata.

In ogni caso, non è compito del Collegio stabilire se la sesta farmacia si debba ubicare nel capoluogo, ovvero in una delle località minori attualmente sprovviste di farmacia; qui si vuol solo sottolineare che la soluzione adottata nella delibera impugnata appare manifestamente irragionevole, o a tutto concedere carente di motivazione.

 

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