Si ritiene meriti opportuna segnalazione la recente pronuncia del Consiglio di Stato, sez. III, del 16/6/2014, n. 3029 che, sulla medesima gara commentata nella news del 24/6 u.s. indetta dalla regione Lazio per l’affidamento del servizio di pulizia, sanificazione, consegna e trasporto per le Aziende Sanitarie Locali, nel rigettare una lunga serie di contestazioni (questa volta relative al lotto 6) circa la mancata indicazione delle quote dell’a.t.i. vincitrice, la sua mancata esclusione quale a.t.i. sovrabbondante, la violazione del principio di segretezza, la mancata competenza tecnica dei Commissari ecc. trova l’occasione per fissare alcuni principi fondamentali applicabili a tutte le procedure ad evidenza pubblica.

Precisa il Supremo giudice come nelle gare d’appalto, siano essi per forniture, servizi o lavori, albergano oramai “disposizioni normative anche comunitarie [.] volte alla chiarezza e trasparenza delle procedure, alla par condicio, alla tutela della concorrenza, al favor partecipationis, alla tassatività delle cause d’esclusione, all’inammissibilità di clausole ultra legem nonchè al soccorso istruttorio [.] che in pratica si risolvono [.] a valorizzare il contenuto effettivo dell’offerta e quindi [.] ad assicurare che l’esito della gara venga a premiare la migliore offerta economica e tecnica”.

In questo senso anche la più recente giurisprudenza (III° nn. 4370/2013, 1487 e 1744/2014 ed Adunanza Plenaria n. 9/2014) nonché la stessa normativa (cfr. art. 4 D.L. n.70/2011 convertito in Legge n. 106/2011, ed art. 4 del D.L. n. 34/2014) mirano a “premiare” gli aspetti sostanzialistici “superando” quelli meramente formalistici, allo scopo di privilegiare la “convenienza complessiva dell’offerta ritenuta migliore [.] nel presupposto che l’eventuale incongruità di talune voci non comporti di necessità l’esclusione dell’offerta nel suo complesso, con conseguente stravolgimento e vanificazione dell’esito della gara”.

Se dunque il “faro”, tanto in fase d’espletamento di una gara che di sua definitiva aggiudicazione, risultasse definitivamente conclamato, dal massimo Organo della giustizia amministrativa, nella concreta volontà d’acquisire l’offerta “migliore” al di là degli ingombranti orpelli formalistici, forse parte del contenzioso – che appesantisce ed onera la materia degli appalti pubblici – verrebbe risolto in un sol colpo.

 

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La redazione di Appalti&Sanità

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