[Ordinanza Consiglio Stato, III°, 19/7/2013, n. 2803]

L’Antica Scuola dei Battuti di Venezia (casa di riposo) indice una gara per l’affidamento di servizi vari alla persona e richiede a tutti i concorrenti di dichiarare, nella domanda di partecipazione, non solo che nei loro confronti non sono mai state assunte condanne definitive per reati gravi in danno allo Stato o alla Comunità, ma anche di riportare “tutte le condanne penali riportate, comprese quelle per le quali si abbia beneficiato della non menzione”.

Una società viene esclusa in quanto il suo Direttore tecnico non ha annotato nella propria dichiarazione un decreto penale di condanna risalente all’anno 2000 (ammenda di 2.000 €), detta società propone allora ricorso ma il TAR Veneto conferma il provvedimento esclusorio, di talchè si decide ad interporre appello ed il Consiglio di Stato, ancorchè in sede cautelare, sospende la comminata esclusione ritenendo che le condanne penali non dichiarate “potrebbero non sembrare gravi in relazione all’affidabilità della concorrente nella gara de qua”.

L’ordinanza in commento merito nota in quanto esattamente un mese fa (18/6 u.s.) lo stesso Giudice estensore sembrava aver conclamato, con una bella sentenza (n. 3328/2013, commentata in questa Rivista 25/6 u.s.) la fine del cd. “falso innocuo”, sostenendo che il mero accertamento di una falsa dichiarazione in gara risulta già di per sé un legittimo motivo d’esclusione, in quanto incrina il principio dell’affidamento relativo alla veridicità delle autocertificazioni, pronuncia quasi coeva ad altra (Cons.St., III°, 11/6/2013, n. 3214) e sempre del medesimo tenore.

Probabilmente troppo in fretta si è fatto il funerale ad un istituto introdotto dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato proprio al fine di mitigare la rigidità della norma (art. 38), che commina l’esclusione dalle gare senza lasciare alcuna discrezionalità alla P.A. nel caso di mancate dichiarazioni relative a condanne per reati “bagatellari”.

Attendiamo dunque la pronuncia definitiva, certi ancora una volta che i Supremi Giudici sapranno indicarci la piu’ corretta interpretazione da adottare tra la posizione cd. “formalistica” e quella piu’ propriamente “sostanzialistica”.

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La redazione di Appalti&Sanità

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