L’Azienda Ospedaliera di Cosenza indiceva una gara per il servizio di pulizie ospedaliere, fissando l’importo a base d’asta tenuto conto di un determinato C.C.N.L. relativo al personale addetto ma, nel corso della procedura di gara, il Sindacato riusciva a far sottoscrivere un nuovo CCNL (non piu’ il Multiservizi, ma l’Uneba) molto piu’ favorevole per i lavoratori e piu’ oneroso per le imprese.

Di conseguenza una società partecipante – classificatasi (solo) al 3° posto – decideva d’impugnare l’intera procedura sul presupposto che l’importo originariamente fissato a base di gara fosse incongruo ed insufficiente a coprire i maggiori costi che il nuovo CCNL (appena entrato in vigore) avrebbe comportato per l’impresa aggiudicataria in fase esecutiva.

In altri termini l’offerta vittoriosa risultava per forza “anomala” rispetto al nuovo assetto di costi venutisi a delineare con gli aumenti salariali.

Il TAR accoglieva il ricorso.

Il Giudice d’appello, a contrario, ha ritenuto di ribaltare la decisione di 1° grado per carenza d’interesse della ricorrente.

Il Consiglio di Stato, pur partendo dalla teorica sussistenza di un interesse alla completa rinnovazione della gara, tuttavia pone l’accento sul fatto che questo non rappresenta, di per sé, una “legittimazione al ricorso”, che si sostanzia solo in capo a coloro che hanno, al contrario,  un interesse immediato e diretto all’accoglimento delle doglianze portate dall’atto impugnatorio.

Nel caso in questione la 3° classificata, con l’annullamento della gara, vedrebbe certamente soddisfatto il proprio interesse a partecipare ad una nuova procedura, ma di certo non avrebbe avuto la garanzia di potersi aggiudicare la nuova gara, mentre nel caso di verifica d’anomalia – da quanto la stessa ricorrente ammette – non solo la proposta economica della 1° classificata avrebbe dovuto essere esclusa (per incongruenza con il nuovo costo del personale introdotto dal CCNL Uneba) ma anche l’offerta della 2° graduata e, soprattutto, l’offerta della stessa ricorrente.

In altri termini la società 3° classificata non ha dimostrato in alcun modo che l’applicazione del nuovo contratto collettivo le avrebbe portato una qualche utilità giuridica ed, anzi, lei stessa ha dichiarato che la sua offerta doveva in tal caso venire esclusa.

E considerato come il giudice amministrativo non abbia il compito di ripristinare la legalità svincolata da un interesse personale, immediato e diretto del soggetto ricorrente, il Consiglio di Stato ha dunque confermato il limite del giudice amministrativo di non poter annullare una gara, anche se “oggettivamente” aggiudicata ad un valore che potrebbe non coprire neppure il costo vivo della prestazione!

ALLEGATO:
Consiglio di Stato, sez.III, 1/9/2014, n. 4449

 

Andrea Stefanelli

L'avv. Andrea Stefanelli è contitolare dello Studio Legale Stefanelli&Stefanelli in Bologna (www.studiolegalestefanelli.it). E’ iscritto all’Ordine degli Avvocati del Foro di Bologna ed all’Albo dei Cassazionisti a Roma. Si è sempre occupato, nel corso della sua attività professionale, di diritto amministrativo ed, in particolare, di contrattualistica pubblica e di diritto degli appalti. E' stato relatore in moltissimi convegni, workshop e seminari.Collabora con continuità alle riviste TELEXANIE (Confindustria) e TEME (Rivista degli Provveditori Economi in Sanità). Patrocina la difesa di molte società avanti i TT.AA.RR. periferici ed il Consiglio di Stato.

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