L’incoerenza del quotidiano del ns. Paese incontra un’altra tappa nella pronuncia in rassegna, che, in sintesi, affronta una fattispecie in cui un’Azienda Ospedaliera affidava un servizio manutentivo avvalendosi di una convenzione Consip, per poi successivamente ‘integrare’ lo stesso ad affidamento diretto con un presidio notturno non previsto nella stessa.

Il giudice amministrativo (di primo e secondo grado), su ricorso del precedente assuntore del servizio, ritiene l’illegittimità (per violazione dei principi di evidenza pubblica) tanto dell’integrazione disposta quanto – ed è questo il punto rimarcabile – della stessa adesione a Consip (in quanto non rispondente alle effettive necessità), invitando l’Amministrazione ad esperire una propria autonoma gara.

In stretto punto di diritto, probabilmente, nulla quaestio.

Ma nella sostanza non si può non dire che un tale esito è paradossale.

Un tale orientamento riapre la fuga dalla centralizzazione degli acquisti, visto che l’esperienza insegna che può facilmente sostenersi (vero o meno vero che sia) che pressoché nessuna gara centralizzata risponde pienamente in concreto alle esigenze della singola Amministrazione, tanto che acquisti di beni o servizi “oltre convenzione” rientrano nella prassi assolutamente comune di tutti gli enti.

Delle due l’una.

O le procedure di acquisto devono essere centralizzate (a livello statale o regionale), come da anni il legislatore impone di fare (giusto o meno giusto che sia), e allora un minimo di flessibilità e di adattabilità operativa è necessario (conveniamo: con criteri il più possibile oggettivi e tali da evitare fenomeni distorsivi tipo impropri recuperi in corso d’opera dell’utile).

Oppure si rimane fermi sul rigore degli assunti giuridici, ma a questo punto ciascuno sostanzialmente (e anzi con la piena copertura della legittimità formale) è autorizzato a fare come vuole.

Un intervento legislativo in materia appare urgentissimo.

Consiglio di Stato sez. III 14/4/2015 n. 1908
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La redazione di Appalti&Sanità

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