Coniglio di Stato, sez. III, 20/5/2014, n. 2603

Anche la regione Abruzzo risulta tra quelle sottoposte, nel triennio 2007-2009, al piano di rientro per disavanzo in ambito sanitario ma, stante l’inerzia della stessa regione nel tentativo di rientrare da detto deficit durante il triennio, per questo motivo è stata successivamente commissariata.

Il Commissario ad acta ha cosi assunto, nel piano di riconversione della rete ospedaliera regionale, la decisione di chiudere l’Ospedale di Tagliacozzo, a cui si è opposto il Comune omonimo ritenendola pregiudizievole per la cittadinanza ed il TAR L’Aquila ha accolto il relativo ricorso, annullando la “disattivazione” di detto ospedale.

Appellano tale decisione sia il Commissario ad acta che la regione Abruzzo ma, nel frattanto, il Legislatore nazionale ha emanato il D.L. 6/7/2011, n. 98 conv. in Legge 15/7/2011, n. 111, il cui art. 17, comma 4° lett c) espressamente prevede “Il Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Abruzzo da’ esecuzione al programma operativo per l’esercizio 2010 [.] ferma restando la validita’ degli atti e dei provvedimenti gia’ adottati e la salvezza degli effetti e dei rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione. Il Commissario ad acta, altresi’, adotta [.] il Piano sanitario regionale 2011 – 2012, in modo da garantire, anche attraverso l’eventuale superamento delle previsioni contenute in provvedimenti legislativi regionali non ancora rimossi [.] che le azioni di riorganizzazione e risanamento del servizio sanitario regionale siano coerenti, nel rispetto dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

Risulta dunque come il Legislatore nazionale abbia esplicitamente convalidato ogni decisione del Commissario regionale e, quindi, anche la chiusura dell’ospedale di Tagliacozzo.

Tuttavia la difesa del Comune si oppone a tale interpretazione, sostenendo come il Legislatore non potesse emanare una norma in contrasto con una sentenza giudiziale e, su questo aspetto, solleva questione di legittimità costituzionale, che tuttavia la Corte Costituzionale rigetta (ord. 4/7/2013, n. 173) argomentando come il limite alla potestà legislativa sia configurabile solo in presenza di sentenze passate in giudicato e come pertanto, poiché la sentenza del TAR Abruzzo era stata appellata, ben poteva il Legislatore legiferare in termini.

Giunta la vicenda avanti il Consiglio di Stato, questi parte dalla motivazione della pronuncia del TAR periferico – secondo cui il Commissario ad acta aveva esorbitato dai suoi poteri decidendo di chiudere l’ospedale di Tagliacozzo – per giungere a ritenere che il successivo art. 17 L.n. 111/2011 altro non sia che l“estensione” dei poteri affidati al Commissario da parte del Legislatore, da cui ne consegue una “convalida” delle sue decisione (tra cui, anche, la chiusura del plesso ospedaliero).

Sotto altra angolazione si potrebbe anche ritenere – sempre secondo il Consiglio di Stato – che l’intervento del Legislatore era volto ad offrire una interpretazione “autentica” della questione, prima che si formasse il giudicato sulla stessa.

Ma certamente la questione piu’ interessante (ed anomala) che il Consiglio di Stato ha dovuto affrontare è stata quella relativa all’eventuale profilo di incostituzionalità della norma nazionale (L.n. 111/2011) che lederebbe l’autonomia legislativa regionale.

A tal proposito il ragionamento del supremo Giudice amministrativo, seppure per altra via, giunge implicitamente alle medesime conclusioni della sentenza della Corte Costituzionale 5/5/2014 n. 110 (vedasi NEWS di ieri 21/5/2014), secondo cui “le funzioni amministrative del Commissario [.] devono essere poste al riparo da ogni interferenza degli organi regionali” (Corte Cost. n. 28/2013), ciò in quanto la nomina del Commissario ad acta è stata proprio motivata per superare l’inerzia della regione Abruzzo nel contrastare il deficit sanitario, ragion per cui non avrebbe alcun senso che poi le decisioni del Commissario straordinario per il rientro da detto disavanzo dovessero essere vagliate – ed avvallate – dai medesimi organi regionali risultati inadempienti proprio in riferimento a tale onere di rientro dal deficit sanitario.

Andrea Stefanelli

L'avv. Andrea Stefanelli è contitolare dello Studio Legale Stefanelli&Stefanelli in Bologna (www.studiolegalestefanelli.it). E’ iscritto all’Ordine degli Avvocati del Foro di Bologna ed all’Albo dei Cassazionisti a Roma. Si è sempre occupato, nel corso della sua attività professionale, di diritto amministrativo ed, in particolare, di contrattualistica pubblica e di diritto degli appalti. E' stato relatore in moltissimi convegni, workshop e seminari.Collabora con continuità alle riviste TELEXANIE (Confindustria) e TEME (Rivista degli Provveditori Economi in Sanità). Patrocina la difesa di molte società avanti i TT.AA.RR. periferici ed il Consiglio di Stato.

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