Con la Legge Finanziaria 2005 (L.n. 311/2004) e con la successiva Intesa Stato-regioni del 23/3/2005 sono stati introdotti una serie di adempimenti per le Regioni con un bilancio sanitario in deficit.

In particolare l’art. 1, comma 174 della citata L.n. 311/2004, modificato da successivi interventi normativi – art.1, comma 277 L.n. 266/2005 (Legge Finanziaria 2006), art. 1, comma 796, lett. c) L.n. 296/2006 (Legge Finanziaria 2007) ed art. 2, comma 76 L.n. 191/2009 (Legge Finanziaria 2010) – stabilisce che, a partire dall’anno 2005, in caso di disavanzo di gestione del Servizio Sanitario Regionale, che persista anche nel quarto trimestre dell’esercizio finanziario ed a fronte del quale non siano stati adottati i necessari provvedimenti di copertura, il Presidente del Consiglio dei Ministri diffida la Regione ad adottare gli atti necessari entro il 30 aprile dell’anno successivo ed, in tal caso, l’art. 180 della stessa L.n.. 311/2004 dispone che “La Regione [.] elabora un programma operativo di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio. I Ministri della Salute e dell’Economia e la Regione stipulano apposito accordo che individui gli interventi necessari per il perseguimento dell’equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza [.]. La sottoscrizione dell’accordo è condizione necessaria per la riattribuzione alla Regione  del maggiore finanziamento anche in maniera parziale e graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva attuazione del programma”. Qualora invece la Regione non provveda a adottare alcun programma d’aggiustamento dei conti sanitari in deficit entro i successivi 30 giorni il Presidente della Giunta regionale, in qualità di Commissario ad acta, determina il disavanzo di gestione ed adotta i necessari provvedimenti per il ripianamento, ivi inclusi gli aumenti dell’addizionale IRPEF e le maggiorazioni dell’aliquota IRAP, nei limiti previsti dalla normativa vigente ed a tal proposito l’art. 6, comma 1 D.Lgs.n. 68/2011 dispone che, a decorrere dall’anno 2012, ciascuna Regione a statuto ordinario può aumentare (o diminuire) l’addizionale regionale IRPEF ma, nel caso di deficit sanitario, detta Regione deve adottare le misure massime previste tanto per l’addizionale IRPEF che per le maggiorazioni dell’aliquota IRAP.

L’art. 2, comma 77 Legge Finanziaria 2010 ha previsto invece la definizione dello standard dimensionale del disavanzo sanitario strutturale rispetto al finanziamento ordinario e alle maggiori entrate proprie sanitarie, fissando al 5% (in precedenza era il 7%, come previsto dall’art. 8 dell’Intesa Stato-Regione del 23/3/2005) e che, nel caso di raggiungimento o superamento di detto standard, la Regione è obbligata a presentare, entro il successivo 10 giugno dell’anno in corso, un Piano di rientro triennale elaborato unitamente all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ed all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), che deve contenere le misure di riequilibrio sia sotto il profilo erogativo dei L.e.a. che delle misure per garantire l’equilibrio di bilancio sanitario in ciascuno degli anni compresi nel piano stesso.

Le Regioni in deficit

Le Regioni che ad oggi hanno dovuto predisporre i Piani di rientro sono

Abruzzo 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 6 marzo 2007)

Calabria 
(Piano di Rientro 2010-2012 siglato il 17 dicembre 2009)

Campania
 (Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 13 marzo 2007)

Lazio 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 28 febbraio 2007)

Liguria 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 6 marzo 2007)

Molise 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 27 marzo 2007)

Piemonte 
(Piano di Rientro 2010-2012 siglato il 29 luglio 2010)

Puglia
 (Piano di Rientro 2010-2012 siglato il 29 novembre 2010)

Sardegna 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 31 luglio 2007)

Sicilia 
(Piano di Rientro 2007-2009 siglato il 31 luglio 2007)

I Piani di rientro della spesa sanitaria, articolati temporalmente sul triennio 2007/2009, prevedono azioni di intervento così sintetizzati:

riorganizzazione della rete ospedaliera, con riduzione di posti letto ospedalieri e incentivazione dei processi di deospedalizzazione;

– introduzione della distribuzione diretta dei farmaci e meccanismi di rimborso dei prezzi correlati ai farmaci meno costosi;

blocco delle assunzioni e del turn-over;

determinazione dei budget per gli erogatori privati, nonché adeguamento delle tariffe a quelle stabilite a livello nazionale;

acquisti centralizzati e monitoraggio degli stessi per evitare incrementi dei volumi di spesa;

– utilizzo del sistema tessera sanitaria per gli interventi finalizzati al miglioramento dell’approppriatezza prescrittiva.

L’art. 11 del D.L. 31/5/2010 n. 78 consente poi alle Regioni sottoposte ai Piani di rientro e per le quali non venga verificato positivamente, in sede d’accertamento annuale finale, il raggiungimento degli obiettivi dello stesso Piano nonché persistano le condizioni di cui all’art. 2, commi 77 e 88, L.n. 191/2009 (disavanzo sanitario strutturale del 5%), di poter richiedere – semprechè non risultino sottoposte al Commissariamento –  la prosecuzione del Piano di rientro anche per il triennio (2010-2012), ai fini del completamento del Piano di rientro secondo i programmi operativi indicati nel Patto per la salute per gli anni 2010-2012 del 3/12/2009.

L’art. 15 comma 20 D.Ln. 95/2012 ha poi previsto. per l’ulteriore triennio 2013-2015, che le Regioni in Piano di rientro e non Commissariate possano proseguire i programmi previsti in detti Piano di rientro.

Regioni in deficit che risultano anche Commissariate

Le Regioni per cui invece è stato previsto ad oggi anche un Commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di Rientro sono:

Abruzzo (Commissario Gianni Chiodi, Presidente Regione; Subcommissario dott.ssa Giovanna Baraldi);

Calabria (Commissario Giuseppe Scopelliti, Presidente Regione Subcommissari: dott. Giuseppe Navarria e dott. Luciano Pezzi);

Campania (Commissario Stefano Caldoro, Presidente Regione; Subcommissario dott Giuseppe Zuccatelli)

Lazio   (Commissario Renata Polverini, Presidente pro-tempore Regione; Subcommissario: dott. Mario Morlacco)

Molise (Commissario Michele Iorio, Presidente pro-tempore Regione; Sub-commissario: dott.ssa Isabella  Mastrobuono).

 

Il blocco delle azioni esecutive

Il D.L. 158/2012, cosiddetto “decreto Balduzzi”, ha modificato l’art. 1 comma 51 della legge 220/2010 che prevede che nei confronti delle Regioni già sottoposte ai piani di rientro dai disavanzi sanitari e commissariate non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive, anche ai sensi dell’art. 112 del codice del processo amministrativo, né  nei confronti delle Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere delle regioni medesime, fino al 31 dicembre 2013 ed i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite dalle Regioni alle A.S.L. ed A.O. sono estinti di diritto. Ciò in altri termini significa che, fino al prossimo dicembre 2013, risultano “congelate” tutte le azioni esecutive già intraprese o da intraprendersi nei confronti delle Regioni che non solo sono state commissariate (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise), ma per le quali si è anche reso necessario un Piano di rientro (Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia).

Da notare anche come il Decreto Balduzzi faccia espresso riferimento ed include espressamente, tra le azioni sospese, anche il giudizio di ottemperanza (art. 112 Codice Processo Amministrativo), congelando di fatto l’utilizzo di questo strumento in alternativa alla procedura esecutiva ordinaria; su tale aspetto, tuttavia, si segnala come risultino pendenti avanti la Corte Costituzionali diverse questioni sollevate da alcuni TT.AA.RR. (Calabria n. 42 del 16/1/2013; Salerno, n.1479 e n.1481 entrambe del 7/9/2011, nonché Napoli Sez. IV n. 5813 del 14/12/2011).

 

Compensazione crediti

Con riguardo poi alla possibilità di compensazione dei crediti vantati nei confronti della P.A. ed Enti ad essa equiparati, compresi gli enti del S.S.N., è bene fare una breve premessa.

Come noto i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle Regioni, Enti Locali ed enti del Servizio Sanitario Nazionale per somministrazione, forniture ed appalti possono essere compensati con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo; per consentire tuttavia il sistema di compensazione, il contribuente deve acquisire dall’Ente debitore una certificazione ed utilizzarla per il pagamento, totale o parziale delle somme dovute; contestualmente è stata poi inserita anche la possibilità, per le medesime imprese creditrici della P.A. in possesso della citata certificazione, di cedere i predetti crediti a banche ed altri intermediari finanziari, oltre alla riduzione da 60 a 30 giorni del termine per il rilascio di detta certificazione (art. 13-bis L. n. 94 del 06/07/2012 , cd. “I° Spending Review”).

Tuttavia il comma 3-ter, del suddetto art. 13-bis esclude l’applicazione di tale disciplina – e dunque l’obbligo di rilascio dell’anzidetta certificazione – a due particolari categorie di soggetti, ovvero:

a) dagli enti locali commissariati;

b) dagli enti del S.S.N.  delle regioni sottoposte a piano di rientro dai disavanzi sanitari, ovvero a programmi operativi di prosecuzione degli stessi, qualora nell’ambito di detti piani o programmi siano state previste operazioni relative al debito.

Ciò pertanto significa che, oltre al divieto di intraprendere azioni esecutive, nei confronti delle Regioni Commissariate o sottoposte ai Piani di rientro non è neppure possibile compensare i crediti mediante certificazione degli enti interessati, su istanza del creditore.

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

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