Consiglio Stato, sez.III, 25/6/2013, n. 3328

L’Azienda Ospedaliera Careggi ha esclusa da una procedura di gara un operatore economico che, in sede di autocertificazione, aveva dichiarato l’assenza di sentenze di condanne passate in giudicate per reati che incidono sulla sua moralità professionale, mentre poi, in sede di verifica, era risultata l’esistenza di una condanna per falsa dichiarazione. Si difendeva l’escluso sostenendo che si sarebbe trattato di un reato che nulla aveva a che fare con la prestazione dedotta in gara e come non incidesse affatto sulla sua affidabilità professionale, ragion per cui aveva ritenuto di poterne omettere la relativa dichiarazione.

Il TAR Toscana ha invece convalidato l’esclusione, provvedimento risultato poi confermato anche dal Consiglio di Stato, secondo cui il semplice accertamento che il contenuto di un’autodichiarazione depositata in gara non corrisponda poi al vero risulta già di per sé un legittimo motivo d’esclusione, a cui s’aggiunge poi come, nel caso di condanne con sentenze passate in giudicato, l’eventuale “incidenza” di dette condanne sulla moralità ed affidabilità del concorrente dev’essere valutata dalla medesima P.A. che indice la gara e non, certamente, dal partecipante “condannato”.

Tale decisione si richiama a quella piu’ importante depositata  solo qualche giorno fa (11/6/2013, n. 3214) dal medesimo Consiglio di Stato e che ha definitivamente escluso la cd. teoria del “falso innocuo”, che troverebbe applicazione in tutti quei casi in cui “il falso [.] non incide neppure minimamente sugli interessi tutelati”; nelle gare d’appalto, diversamente, la completezza ed autenticità delle dichiarazioni che i concorrenti rilasciano ai fini partecipativi rappresentano, già di per sé, un valore da perseguire, ragion per cui una dichiarazione incompleta e/o non veritiera configura a tutti gli effetti un “falso”, che non può essere innocuo, ma necessariamente “colpevole”.

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La redazione di Appalti&Sanità

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