[TAR Milano, IV°, 20/8/2013, n. 2071]

 

Una società partecipa ad una procedura aperta che l’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate ha indetto per l’affidamento della fornitura di sistemi diagnostici, escludendo tale società per illeggibilità di un file inviato dalla medesima in via telematica, ma senza tuttavia dimostrare che l’illeggibilità di detto file sia imputabile a colpa della società partecipante. Quest’ultima impugna la propria esclusione sostenendo che la “causa di contaminazione del file” non dipendesse da sua colpa ma da un difetto del funzionamento dello stesso sistema informatico ed il Consiglio di Stato, dopo aver nominato un Verificatore, è portata a dare ragione all’appellante, riammettendola alla procedura di  gara.

Il Supremo Collegio infatti, partendo dal presupposto che le concorrenti non avevano avuto alcuna possibilità di scegliere le modalità di recapito delle loro offerte (che obbligatoriamente doveva avvenire tramite invio telematico), per ciò stesso non potevano dunque vedersi addebitato il rischio del mancato recapito e delle disfunzioni derivanti dall’utilizzo del sistema informatico scelto dall’Amministrazione appaltante.

In altri termini attribuire le eventuali disfunzioni del sistema all’impresa partecipante – che non ha avuto modo di esprimere alcuna preferenza sulla scelta di detta modalità di recapito dell’offerta – vorrebbe dire accogliere un principio ingiustamente punitivo per le imprese, peraltro contrastante con l’ulteriore principio del favor partecipationis che investe tutta la materia dei contratti pubblici.

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La redazione di Appalti&Sanità

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