La Corte dei Conti Lombardia, con la pronuncia del 20/5/2014 n. 178, interviene sul problema dell’applicabilità della disciplina dell’evidenza pubblica in caso di conferimento d’incarico ad un libero professionista da parte di una Pubblica Amministrazione.

Un ente comunale chiedeva se tale tipologia d’incarico, nello specifico quello di psicologo-psicoterapeuta in materia di tutela dei minori, dovesse inquadrarsi nella nozione di “appalto di servizi” oppure dovesse definirsi, piu’ correttamente, quale “contratto d’opera intellettuale” suscettibile d’affidamento diretto, senza quindi alcuna procedura selettiva.

Sussistono a tal riguardo due diversi orientamenti della giurisprudenza amministrativa, il primo incline a riconoscere ex se, quale appalto di servizi, lo svolgimento di una prestazione d’opera intellettuale, mentre il secondo più attento a valorizzare le differenze sotto il profilo civilistico tra l’istituto del contratto d’opera intellettuale e quello d’appalto di servizi, caratterizzato quest’ultimo da una specifica organizzazione di natura imprenditoriale, finalizzata allo svolgimento della prestazione a favore dell’ente.

Il Codice dei contratti pubblici adotta una nozione ampia di “appalto di servizi” che comprende, dal punto di vista soggettivo, anche l’attività del professionista, ma la stessa dev’essere caratterizzata dalla sussistenza di una specifica organizzazione, che possa garantire l’adempimento di una prestazione connotata dalla complessità dell’oggetto e dalla predeterminazione della durata.

Non ricorrendo, nel caso di specie, tali caratteristiche organizzative ed esaurendosi la prestazione in una attività prettamente “intellettuale”, l’incarico conferito è risultato pertanto, secondo la Corte dei Conti lombarda, quale una mera “collaborazione coordinata e continuativa” ai sensi dell’art. 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001.

Ciònonostante è necessario tuttavia che l’incarico risponda agli obiettivi dell’amministrazione, per cui devono essere rispettate alcune rigide condizioni, che prevedono comunque l’adozione di procedure comparative per il conferimento di incarichi di collaborazione, non potendo l’affidamento “prescindere dallo svolgimento di una selezione comparativa adeguatamente pubblicizzata”.

L’atto di conferimento inoltre dev’essere preceduto da una determinazione contenente oltre che il luogo, l’oggetto ed il compenso della collaborazione, nonché la sua durata; l’obbligo di motivazione è inoltre necessario, in quanto l’ente locale non potrebbe di norma fare ricorso all’affidamento di incarichi a soggetti estranei per lo svolgimento di funzioni ordinarie, attribuibili a personale che dovrebbe essere già previsto in organico, traducendo altrimenti questa esternalizzazione in una forma atipica d’assunzione.

Solo in questa maniera potrà essere assicurato il rispetto dei vincoli finanziari, imposti agli enti pubblici dalla legge sul patto di stabilità interno (art. 76, comma 4, D.L.n. 112/2008 conv. in L.n. 133/2008), ricordando che il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l’utilizzo dei collaboratori come lavoratori subordinati costituisce causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti.

Fabio Caruso

Dalla formazione universitaria si è sempre dedicato al Diritto Amministrativo, con particolare attenzione alla tematica del diritto degli appalti e dei contratti pubblici.

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