Sulle gare di farmaci, come noto, grava il vincolo della possibile presenza di brevetti ma, scaduta il termine di esclusiva commerciale, a quel punto il confronto concorrenziale deve esplicarsi fra la Casa farmaceutica, fino a quel momento esclusivista, ed i nuovi produttori di farmaci equivalenti, il cui prezzo d’immissione in commercio, solitamente, è di molto inferiore a quello del farmaco cd. originator.

Sennonché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ricevuto la segnalazione che l‘Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, alla scadenza del termine d’esclusiva, ha provveduto a rinegoziare con la società  produttrice il prezzo del farmaco, senza invece indire una gara aperta ai farmaci equivalenti, come parimenti ha fatto l’Azienda Sanitaria Locale di Taranto che, alla scadenza del diritto d’esclusiva su un determinato farmaco, anziché aprire ad un confronto concorrenziale con altri eventuali produttori si è limitata a contattare la precedente affidataria per chiederle una miglioria sul prezzo del farmaco in precedenza offerto, al fine di proseguirne l’acquisto.

Tale modus operandi viene sanzionato dall’Antitrust che ricorda come, alla luce della recente normativa sulla “Spending review”, tutti gli enti del S.S.N. siano tenuti per legge ad utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal M.E.P.A. (CONSIP o delle altre Centrali di committenza regionali) e come, in caso di mancata presenza sul M.E.P.A. dei prodotti che interessano, allora è necessario indire procedure in grado di mettere in concorrenza farmaci biologici originatori con farmaci biosimilari, disponendo altresì come il principio della cd. “continuità terapeutica” possa trovare ingresso ma solo se correttamente “parametrato a criteri oggettivi”, risultando sempre piu’ prevalente il concetto flessibile delle cd. “equivalenza terapeutica” sussistente fra farmaci originatori e quelli biosimilari.

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La redazione di Appalti&Sanità

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