a cura di avv. Eleonora Lenzi

Dati recenti pubblicati da Unioncamere riferiscono come siano 647 i “Contratti di rete” attivati a fine anno 2012 sul territorio italiano, per un totale di 3.360 soggetti coinvolti a fronte di soli 25 contratti censiti nell’anno  2010 (fonte “Il Sole 24Ore” del 15/3/2013).

E’ dunque evidente il sempre maggiore interesse che il contratto di rete suscita tra gli operatori economici.

Le motivazioni sono molteplici.

In una realtà imprenditoriale quale quella nazionale, caratterizzata dalla presenza di migliaia di micro, piccole e medie imprese, la possibilità di aggregarsi con uno strumento flessibile quale il “contratto di rete”, al fine di sviluppare strategie competitive e di crescita congiunte, anche sui mercati internazionali, è certamente un’occasione unica; numerosi sono inoltre gli incentivi provenienti da varie istituzioni, nazionali ma anche regionali, volte a promuovere la creazione di nuovi contratti di rete, in vari settori dell’economia.

Evidente è poi l’interesse dello stesso Legislatore per questo nuovo strumento contrattuale che  dal 2009, anno d’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano, è stato più volte modificato al fine di renderlo maggiormente competitivo; l’istituto risulta infatti introdotto nell’ordinamento italiano dall’art. 3, comma 4 ter e ss D.L. n. 5/2009, convertito poi nella L. 33/2009, che ha definito il “Contratto di rete” come quell’accordo con cui più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato ed a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare – in forme ed ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese – a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ad esercitare, in comune, una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

La forma del contratto e l’ampio ambito d’operatività previsto dalla norma lasciano alle parti che intendono dare vita ad un contratto di rete grande libertà nella determinazione dei contenuti; fondamentale sarà infatti il contenuto del “Programma comune di rete”, ovvero la definizione degli obiettivi che le imprese intendono perseguire nonché le modalità per raggiungere detti obiettivi.

Nell’atto di predisporre i contenuti del programma comune gli operatori professionali dovranno far sì che l’iniziativa delle parti sia tradotta in un progetto fattibile in termini di obbligazioni reciproche, prevenzione e risoluzione dei possibili conflitti, massimizzazione delle risorse e delle possibilità messe a disposizione  da ciascun partecipante al contratto.

Il contratto di rete può prevedere la creazione di un “Organo comune” e di un “Fondo patrimoniale”; in tal caso non è dotato di soggettività giuridica, salva la facoltà di acquisto secondo le modalità indicate al comma 4 quater (modifica introdotta dal D.L. 179/2012 c.d. “Sviluppo bis”).

Se il contratto prevede l’istituzione del Fondo patrimoniale e dell’Organo comune, si applicano allora le disposizioni di cui agli artt. 2614 c.c. e 2615 c.c. (in tema di consorzi con attività esterna) e, relativamente alle obbligazioni contratte dall’Organo comune, i terzi potranno far valere i loro diritti esclusivamente sul Fondo patrimoniale (modifiche introdotte dal D.L. 83/2012).

Altro elemento di recente introduzione – ma di grande rilevanza economica – è poi la previsione della facoltà per le reti di imprese di partecipazione alle procedure di gara indette dalle PP.AA.; il comma 5 bis dell’art. 36 D.L. 179/2012 ha infatti apportato una rilevante modifica all’art. 34 del Codice degli contratti pubblici, introducendo una nuova lettera  e-bis) che include, tra i soggetti ammessi alla partecipazione alle procedure concorsuali d’appalto, anche le imprese aderenti ad un contratto di rete, estendendo alle stesse la disciplina di cui all’art. 37 D.Lgs.n. 163/2006 relativa alle aggregazioni temporanee di imprese.

Va inoltre ricordato come  il D.L. 78/2010 abbia introdotto alcune agevolazioni fiscali volte ad incentivare la creazione di reti di  imprese.

Sempre in merito alle facilitazioni per l’utilizzo di detto nuovo istituto si segnala come molte Camere di commercio abbiano stanziato, per l’anno 2013, fondi destinati alla creazione di contratti di rete, che prevedono il rimborso di parte dei costi sostenuti per la creazione della rete.

L’impulso quindi che il Legislatore, non solo nazionale, sta cercando di dare a questa nuova forma di collaborazione tra imprese, che non richiede la creazione di una nuova società, appare  dunque evidente, ma, d’altra parte, l’esigenza di competere su mercati sempre più globalizzati impone agli operatori economici di porsi in un’ottica per cui “per sopravvivere bisogna collaborare”!

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

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