In realtà è troppo presto per qualsiasi commento, trattandosi di una bozza di un provvedimento che tra l’altro, in esito al suo iter, sarà, probabilmente e come al solito, oggetto di un maxi emendamento integralmente sostitutivo su cui verrà posta la fiducia.

Tuttavia la bozza è utile per apprendere quale filosofia stia alla base dell’azione dell’esecutivo in materia: l’impressione è che da un lato, e in qualche misura ovviamente, nell’impraticabilità “politica” di altre possibili forme di spending review, si insista sugli stessi temi, dall’altro si cerchino correttivi ad alcune evidenti criticità del sistema, senza tuttavia mostrare una particolare lucidità nell’approccio alle questioni.

In questa sede ci soffermiamo sull’art. 41 del testo, in materia di acquisizione di beni e servizi degli enti del Servizio sanitario nazionale.
Ivi si prevede che gli enti del Servizio sanitario nazionale saranno tenuti ad approvvigionarsi, relativamente alle categorie merceologiche del settore sanitario, come individuate dall’emanando decreto attuativo delle disposizioni dello scorso anno in materia di “soggetti aggregatori”, avvalendosi, in via esclusiva, delle centrali regionali di committenza di riferimento, ovvero della Consip.

In realtà, pare, sostanzialmente niente di nuovo, in quanto tale era già il portato dell’art. 9 del d.l. 66/2014 ss.mm.ii., atteso che le centrali regionali di committenza sostanzialmente coincidono, per il settore sanitario, con i soggetti aggregatori regionali.

La norma tuttavia si pone il problema che le centrali di committenza individuate non siano ancora disponibili ovvero operative (ciò che in effetti è, in alcune regioni): in tal caso gli enti del Servizio sanitario nazionale saranno tenuti ad approvvigionarsi, relativamente alle suddette categorie merceologiche, avvalendosi, in via esclusiva, di altre centrali di committenza iscritte nell’elenco dei soggetti aggregatori; cioè di centrali di altre regioni.

In tale ipotesi, spetterà alla centrale regionale di committenza di riferimento (ma se non è operativa, come potrà farlo?, n.d.r.) l’individuazione, ai fini dell’approvvigionamento, di altra centrale di committenza (e anche qui: va bene l’auspicabile collaborazione tra regioni, ma la centrale “individuata” potrà dire la sua ?).

La violazione degli adempimenti previsti costituirà illecito disciplinare e sarà causa di responsabilità per danno erariale, e i singoli contratti relativi alle categorie merceologiche individuate non potranno essere prorogati oltre la data di attivazione del contratto aggiudicato dalla centrale di committenza.

Le proroghe saranno nulle e costituiranno illecito disciplinare e causa di responsabilità amministrativa.

La disposizione è apprezzabile nel tentativo di contrastare il fenomeno delle proroghe che la centralizzazione degli acquisti ha inevitabilmente ingenerato, in quanto sovente agli enti sanitari, “nelle more” delle gare aggregate, è stato fatto sostanzialmente divieto di poter espletare nuove procedure.

Tuttavia, perché il meccanismo previsto possa avere una effettività, è necessario che vi siano stretti contatti e un’adeguata programmazione delle gare tra le diverse centrali di committenza.

Infatti, non è certamente ipotizzabile che solo ex post alla gara scaturisca l’indicazione della diversa centrale da cui approvvigionarsi: il fabbisogno degli enti della regione “cedente” (per dir così) dovrà essere stimato a monte per essere inserito nella gara della regione “cessionaria”, pena la assai probabile insostenibilità giuridica, già rimarcata in diverse pronunce della giurisprudenza, addirittura all’interno della medesima regione, di un’estensione contrattuale fuori delle previsioni di capitolato.

Nel contempo, stanti i formali divieti introdotti, gli enti non potranno più prorogare i contratti, né comunque provvedere, stante la traslazione di competenza, in via esclusiva, alle centrali regionali: il rischio che determinate forniture restino scoperte da contratto, e quindi non più effettuabili, appare dunque in concreto elevato.

fonte: www.appaltiecontratti.it

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La redazione di Appalti&Sanità

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