[Corte di Cassazione, Sez. III Civile, sent. n. 14024/2013]

Così ha deciso la Sezione III Civile della nostra Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso proposto da un paziente che aveva riportato una grave incontinenza alle feci solide come complicanza di un intervento di “fisolta perianale trans-sfinterica”, pur avendo prestato il proprio consenso al diverso intervento di “fistola sacrococcigea”. Tale complicanza, pur se normalmente prevista a seguito dell’intervento subito, non lo era invece per il diverso intervento rispetto al quale il paziente aveva prestato il proprio consenso.

Sia in primo grado sia in appello i giudici avevano ritenuto di dover rigettare il ricorso proposto, argomentando che il paziente fosse stato pur sempre reso edotto dell’esistenza di una patologia nella regione ano-rettale e della conseguente necessità di eseguire un intervento. Si sottolineava inoltre come la diagnosi precisa della patologia che affliggeva il paziente fosse stata fatta soltanto in sede di intervento chirurgico, con la conseguenza che i medici non avrebbero di certo potuto interrompere l’intervento per munirsi di un più esplicito e dettagliato consenso.

Di diverso avviso i giudici della Corte di Cassazione che, in accoglimento del ricorso presentato dal paziente, hanno cassato la sentenza impugnata e rinviato il procedimento alla Corte d’Appello di Napoli, argomentando che “(…) gravemente carente appare la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui (…) ritiene, invero apoditticamente, estendersi ad un intervento diverso la manifestazione di consenso prestata dal paziente a quello invece previsto, opinando, del tutto immotivatamente, (…) che la diversa operazione – ed i ben diversi rischi ad essa sottesi – potessero ritenersi “ricompresi” nell’iniziale informazione (…)”.

Ribadita, dunque, ancora una volta con questa pronuncia, la centralità del consenso informato quale limite e discrimine dell’attività medica, chiamata a svolgersi nel rispetto ed entro i limiti segnati dalla manifestazione di volontà del paziente, titolare unico di quel diritto costituzionalmente tutelato che è il diritto alla salute.

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