Consiglio di Stato, sez. III° 10/12/2013 n. 5927

Costituisce questione molto dibattuta il tema delle dichiarazioni sostitutive che attestano il possesso dei requisiti di moralità (art. 38 c. 1° Codice appalti), con particolare riferimento alle ipotesi in cui il partecipante abbia il possesso dei suddetti requisiti ma non provveda a comunicarli o lo faccia in maniera non corretta; ci si chiede in tal caso se l’esclusione possa essere disposta solamente quando il concorrente effettivamente non possegga i requisiti – sotto il profilo sostanziale – oppure se la “semplice” mancata e/o loro imprecisa indicazione debba determinare tale conseguenza, pur non avendo il soggetto alcuna condanna.

Nel caso in questione l’ASL Monza e Brianza aveva indetto gara in cui le dichiarazioni sui requisiti di moralità non erano state rese da tutti i Legali Rappresentanti di una concorrente che, nello specifico, aveva omesso di depositarli relativamente al Presidente del proprio C.d.a. e la pronuncia chiarisce come, non disponendo la relativa lex specialis alcuna specifica comminatoria d’esclusione in questo particolare caso (circostanza che, se si fosse invece verificata, avrebbe giocoforza obbligato all’esclusione) si deve allora prediligere l’aspetto “sostanziale” ragion per cui, non avendo detto L.R. riportato alcuna condanna a sua carico, la società non può di conseguenza venire esclusa dalla procedura per la mera omissione di una dichiarazione di contenuto comunque “negativo”.

Fabio Caruso

Dalla formazione universitaria si è sempre dedicato al Diritto Amministrativo, con particolare attenzione alla tematica del diritto degli appalti e dei contratti pubblici.

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