Mano libera ai piccoli comuni sugli acquisti per importi inferiori a 40.000 euro. C’è anche questo nel menù del “decreto enti locali”, che dovrebbe essere emanato nel Consiglio del Ministri del prossimo 5 giugno, dopo una lunga e tribolata gestazione.
Nelle ultime bozze del provvedimento, infatti, è stato inserito un correttivo all’art. 23-ter del d.l. 90/2014.

Tale disposizione ha riscritto la tempistica attuativa dell’art. 33, comma 3-bis, del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006), il quale, a sua volta, impone ai comuni non capoluogo di provincia di avvalersi per i propri acquisti di una Centrale unica di committenza da istituire all’interno delle unioni o mediante accordo consortile, ovvero di un soggetto aggregatore ovvero ancora delle province. In alternativa, gli stessi comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip o da altro soggetto aggregatore di riferimento.

Tale obbligo, più volte rinviato, dovrebbe scattare dal prossimo 1° settembre, sia per i servizi e le forniture, che per i lavori. Esso, inoltre, è rafforzato dal divieto imposto all’Anac di rilasciare il Codice identificativo gara (Cig) ai comuni inadempienti, di fatto bloccando le gare “fuori legge”.

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La redazione di Appalti&Sanità

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