Corte di cassazione – Sezione II civile – Sentenza 23 aprile 2014 n. 9227

Gestire bene un processo e scrivere una buona sentenza è difficile.

Lo stanno imparando lentamente anche gli ordini professionali in materia di sanzioni in ambito di pubblicità sanitaria.

Ormai questa è la terza sentenza dall’inizio dell’anno – tutte commentate in questa rivista – con la quale la Suprema Corte cassa l’operato delle Commissioni Albo Odontoaitri (CAO) e della Commissione Centrale a Roma (CCEPS).

Sempre per questioni procedurali.

Qui il caso sorge all’Ordine di Ferrara dove la CAO condanna il direttore sanitario di una nota rete spagnola di strutture in franchising in odontoiatria.

Nella decisione si richiamano solo i contenuti del volantino, senza spiegare perché si era ritenuto lo stesso non conferme alla disciplina in materia.

In sostanza la prova della violazione, secondo l’Ordine, era proprio il volantino stesso.

La decisione richiamava poi il verbale delle seduta della CAO, che peraltro non risultava neppure  allegato alla decisione stessa.

L’odontoiatra decideva di impugnare in Commissione Centrale, ove la sanzione veniva confermata. Anche qui senza dare motivazione circa le ragioni che avrebbero dovuto sottostare all’applicazione di tale sanzione.

Il sanitario, ritenendo di aver subito una ingiustizia, decideva di ricorrere in Cassazione.

Dove, al contrario, vinceva totalmente, ottenendo addirittura la dichiarazione di totale nullità del procedimento.

Così i giudici in sentenza:

«è incontestabile e di chiara evidenza che il suddetto provvedimento sanzionatorio impugnato è del tutto carente di motivazione ed è quindi radicalmente nullo». «La necessità della motivazione dei provvedimenti in genere – spiega la Corte – è un principio cardine nel nostro ordinamento giuridico e, ancor più in generale dello Stato moderno inteso come Stato di diritto».
«Vi sono tuttavia particolari norme – continua la sentenza, entrando nel dettaglio della questione – che prevedono siffatto obbligo espressamente per determinati settori. Nella fattispecie tale obbligo è previsto ex professo dall’art. 47 Dpr 221/1950 n. 221 (Approvazione del regolamento .. sulla ricostituzione degli Ordini delle Professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse) che commina la nullità del provvedimento che infligge la sanzione disciplinare se non contiene “l’esposizione dei motivi”».

Occorre quindi che gli Ordini comincino a “spiegare” il perché delle sanzioni che applicano in materia di pubblicità sanitaria.

 

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

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