[Cons. Stato, V°, 20/8/2013, n. 4193]

La vicenda in questione riguarda la gara indetta dall’Istituto Romano di San Michele per il servizio di mensa della Casa di riposo e R.S.A., da aggiudicarsi all’offerta economicamente piu’ vantaggiosa ed in cui la vincitrice si era visto annullato l’affidamento dal TAR Roma in quanto la sua (sola) proposta economica (e quindi non tutta l’offerta) era risultata non “anomala” ma solo “incongrua”; per tale motivo il Seggio di gara non aveva ritenuto di doverla verificare, mentre al contrario il TAR aveva valutato tale mancata verifica come una carenza d’istruttoria procedimentale.

Interposto appello, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza di 1° grado precisando come l’art. 86, comma 2° D.Lgs.n. 163/2006 prescriva l’obbligo di verifica d’eventuale anomalia solo a carico di quelle offerte in cui tanto i punti relativi al prezzo, quanto quelli concernenti la qualità delle offerte presentate risultino “entrambi” pari o superiori ai 4/5 del punteggio massimo previsto, mentre dispone invece (al successivo comma 3°) una mera “facoltà” delle PP.AA. appaltanti di verificare la congruità di ogni offerta presentata allorquando ”in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa”; in altri termini il Codice appalti distingue espressamente tra l’obbligo di procedere alla verifica d’anomalia (nei casi previsti dai commi 1° e 2° dell’art. 86) rispetto alla mera facoltà (disposta dal comma 3°) di procedere alla verifica di congruità, peraltro riservata alle stazioni appaltanti solo quando si rinvengono “elementi specifici”.

Posto dunque come, nel caso in questione, l’Istituto Romano di San Michele non aveva rinvenuto alcun elemento specifico tale da poterlo indurre alla necessità di verifica dell’offerta dell’aggiudicataria, (incongrua solo sul prezzo e non anche sulla qualità), erroneamente dunque il TAR Lazio ha sanzionato il mancato disporsi del procedimento di congruità che, in quanto non imposto per legge, era meramente facoltativo e dunque attinente a quelle scelte di “merito” delle PP.AA. Appaltanti, che risultano insindacabili dal giudice amministrativo.

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