[Consiglio Stato, III°, 25/6/2013, n. 3437]

In materia di risarcimento del danno nel corso di procedure ad evidenza pubblica, il profilo di responsabilità in capo alla Stazione appaltante non si configura né come contrattuale ma neppure come (pre)contrattuale, connotandosi al contrario come un particolare caso di responsabilità “oggettiva” ed imputabile all’Amministrazione per violazione dei principi posti a tutela della concorrenza, che connotano le pubbliche gare d’appalto.

Se tuttavia la P.A. appaltante è caduta in errore, oltre che per propria negligenza, anche in forza di comportamenti di un concorrente, questi può essere chiamato a risponderne, in tutto oppure in concorso con la medesima P.A., la quale ha tuttavia titolo per agire – in via di regresso – contro società responsabile (in termini Consiglio Stato, VI°, 13/1/2012, n. 115).

La particolarità della sentenza in commento risiede tuttavia nel fatto che, per la prima volta (da quanto consta a chi scrive) il Giudice “suggerisce” all’Amministrazione lo strumento tramite cui recuperare la somma di cui è stata condannata; trattandosi infatti di un contratto già ampiamente eseguito (e di cui quindi non risulterebbe conveniente la dichiarazione d’inefficacia), il Giudice propone allora all’A.S.L. di Taranto di mantenere l’appalto in essere ma d’imporre a carico dell’affidataria (responsabile del vizio per cui la procedura dovrebbe essere annullata) una riduzione dell’importo contrattuale tale da consentire alla P.A. appaltante, entro la conclusione del rapporto convenzionale, di recuperare l’intera somma (850.000 € circa) a cui è stata condannata a risarcire la concorrente illegittimamente non aggiudicataria della gara in oggetto.

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La redazione di Appalti&Sanità

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