TAR Friuli Venezia Giulia 21/2/2014, n. 67

CONSIP ha negato l’autorizzazione al subappalto ad un’aggiudicataria poichè il Legale Rappresentante di una subbappaltatrice non aveva dichiarato, a suo carico, la sussistenza di un vecchio decreto penale di condanna.

Si difendeva il subappaltatore evidenziando come si trattava di un decreto penale del 2001, peraltro relativo ad un reato non incidente sulla moralità professionale, ma il TAR F.V.G., in maniera molto chiara ed esaustiva, ha evidenziato quanto segue:

– la riabilitazione di un condannato, cioè l’estinzione di una condanna da questi subìta, è un provvedimento che dev’essere espressamente assunto da un Giudice dell’esecuzione penale, non risultando sufficiente il “trascorrere del tempo” per estinguere una pronuncia di condanna;

– l’allegare ad un’offerta di gara una dichiarazione non veritiera deve di per sé determinare l’esclusione, ciò non tanto per la rilevanza del “non dichiarato” quanto piuttosto, e ben diversamente, per l’attestarsi di una situazione d’infedeltà ed inaffidabilità dello stesso concorrente;

– né può invocarsi il cd. “falso innocuo” (che giustificherebbe la dichiarazione mendace, qualora il “non dichiarato” non incidesse comunque sulla possibilità di partecipare alla gara) sotto l’aspetto normativo, in quanto l’art. 75 D.P.R. n. 445/10 dispone che “il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”, ragion per cui l’applicazione di detto articolo prescinde dal profilo soggettivo del dichiarante, facendo venir meno l’efficacia dell’autocertificazione per il solo fatto che non corrisponde a verità.

Per tutti i suesposti motivi la mancata dichiarazione di una condanna, anche molto risalente nel tempo, incide comunque negativamente e ciò a prescindere dalla rilevanza di tale condanna ai fini partecipativi.

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La redazione di Appalti&Sanità

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