a cura della dott.ssa Silvia Pari

[Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, sent. n. 29886/2013]

Ben si sa che la responsabilità penale presenta maglia più “larghe” rispetto a quella civile.

Questo è il motivo per cui, anche a fronte di casi, in cui sembrerebbe configurarsi una colpa del sanitario, in realtà si arriva poi in Cassazione ad una assoluzione.

Questo è uno di quei casi.

Pronunciandosi sul caso di una paziente che, sottoposta ad intervento chirurgico in sede paraspinale destra, aveva continuato a soffrire di una sintomatologia dolorosa in sede lombare per ben nove anni, salvo poi scoprire che nel sito operatorio era stata dimenticata una garza di grosse dimensioni.

Il Giudice di primo grado aveva ritenuto in tal senso di condannare il chirurgo alla pena di mesi sei di reclusione “(…) per aver cagionato, per colpa generica, alla paziente lesioni personali cui conseguiva una malattia con incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni (…) a causa della persistenza del dolore in sede lombare nonché del conseguente affaticamento psico-fisico con insorgenza di stato ansioso per la mancata risoluzione della sintomatologia e dell’instaurarsi di una gastrite (…) dovuta alle reiterate prescrizioni di terapia antidolorifica (…)”.

La Corte d’Appello di Napoli, investita del gravame, ribaltava invece la sentenza di primo grado ed assolveva il chirurgo “perché il fatto non sussiste” sottolineando che, nel caso di specie, la responsabilitá del sanitario non era stata provata dal momento che la successiva rimozione della garza non aveva certo fatto cessare i dolori che affliggevano la donna, eliminati soltanto grazie ad un intervento di stabilizzazione effettuato in epoca di molto successiva a quello di rimozione della garza.

In altre parole, affermava il Giudice di secondo grado, “(…) la presenza del corpo estraneo e la sua mancata rimozione (…) sono stati solo un fatto accidentale che non ha causato l’evento e che non aveva alcuna influenza sulla persistenza del dolore e sull’affaticamento psico-fisico della parte lesa (…)”.

Ed ecco che i Giudici della Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso presentato dalla paziente avverso la sentenza di secondo grado, hanno ritenuto di confermare l’assoluzione del chirurgo cosí argomentando: “(…) recepito l’insegnamento dettato dalle Sezioni Unite Penali di questa Corte con la sentenza n. 30328 del 2002, Franzese, deve escludersi la sussistenza di una relazione eziologica tra l’omissione e l’evento, facendosi applicazione, nel caso di specie, di un criterio di alto od elevato grado di credibilitá razionale o di probabilitá logica mediato dal richiamo dei principi ricavabili dal sapere scientifico (…). La riprova si trae dal c.d. giudizio controfattuale di guisa che, qualora in esito a tempestivo accertamento della natura del corpo estraneo (garza) presente in prossimitá della lesione chirurgica risalente all’intervento compiuto dall’imputato, “si fosse anche proceduto all’immediata rimozione chirurgica dello stesso, cionondimeno l’evento doloroso e le altre conseguenze pregiudizievoli (…) non sarebbero state per ció solo eliminate e neppure ridotte, trovando esse causa nella patologia neurologica preesistente da cui la paziente era affetta anteriormente (…)“.

Silvia Pari

Dottoranda Università di Bologna in Scienze Mediche Generali e dei Servizi. Laureata in giurisprudenza nel 2011, collabora con lo Studio Legale Stefanelli dal medesimo anno ed altresì con la Cattedra di Medicina Legale dell'Università di Bologna. Nel 2013 consegue il Master in Diritto Sanitario presso la Scuola di Specializzazione in Studi sull'Amministrazione Pubblica di Bologna. Le tematiche di principale interesse ed approfondimento sono quelle inerenti la sanità, pubblica e privata, con particolare attenzione al tema della responsabilità professionale del sanitario.

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