[Corte di Cassazione, IV° Pen., sent. n. 43988/13]

Annullata con rinvio al giudice competente la sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila, che aveva condannato un chirurgo per il reato di lesioni personali colpose in cooperazione con una collega in quanto ritenuti entrambi responsabili dell’amputazione del mignolo sinistro di un paziente.
Nelle fasi di preparazione ed esecuzione dell’intervento, nonché nella fase post-operatoria, la carenza dei necessari approfondimenti e la mancata adozione delle particolari cautele richieste dal caso avrebbero infatti determinato – secondo la ricostruzione offerta dal giudice di secondo grado – un impedimento alla normale circolazione arteriosa, tale da comportare una necrosi del dito con successiva necessaria amputazione dello stesso.

E di ció avrebbe dovuto essere ritenuto responsabile anche l’imputato il quale, infatti, aveva assunto una posizione di garanzia nei confronti del paziente, avendo partecipato sia all’intervento sia alla fase post-operatoria, pur se entrambi gestiti da una collega quale primo operatore.

Ed ecco che la IV Sez della Corte di Cassazione, in accoglimento del ricorso promosso dall’imputato, ha colto l’occasione per affermare che “ogni sanitario non puó esimersi dal conoscere e valutare l’attivitá precedente o contestuale svolta da altro collega (…) e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio o facendo in modo che si ponga opportunamente rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali e, come tali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio (…) dovendo pur sempre essere accertato – ed espresso con adeguata motivazione – se egli abbia avuto la concreta possibilitá di conoscere e valutare l’attività svolta da altro collega; di controllarne la correttezza; di agire ponendo rimedio o facendo in modo che si ponesse rimedio agli errori da quella commessi perché evidenti e quindi da lui rilevabili ed emendabili (…)“.

Ma dal momento che un simile accertamento è del tutto mancato nel caso di specie, non potrá che pronunciarsi l’annullamento della sentenza di condanna del sanitario imputato.

 

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La redazione di Appalti&Sanità

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