Consiglio di Stato, sez V, 23/4/2014, n. 2052

Nell’appalto per il servizio di soccorso sanitario (elisoccorso) affidato dalla regione Calabria per 6 anni per la cifra di oltre 58 milioni di euro l’aggiudicataria richiedeva, decorso il primo anno di servizio, la revisione-prezzi, che la Regione tuttavia negava sostenendo come nel contratto non fosse prevista alcuna clausola revisionale, nonché argomentando come l’art. 115 del Codice appalti prevedesse un’istruttoria, da svolgersi dall’amministrazione appaltante, che doveva tener conto dei costi “standards“ e dei correlativi indici ISTAT (ex art. 7, commi 4 e 5 D.Lgs.n. 163/2006), e considerato come non risultassero ad oggi stabiliti tali costi “standard”, nessuna possibile revisione del prezzo contrattuale era ad oggi ragionevolmente concedibile.

Il Consiglio di Stato, davanti a cui è giunta la controversia, parte dal presupposto che un preciso obbligo normativo (revisione-prezzi), oltre ad essere applicabile indipendentemente dalla sua espressa prescrizione in un contratto (in quanto disposizione “imperativa”), non può in ogni caso essere “posta nel nulla dal fatto omissivo del terzo quale l’Osservatorio dei contratti pubblici”.

Di conseguenza non può giungersi al disconoscimento della revisione-prezzi solo perchè manca la determinazione dei costi-standard, dovendo quindi necessariamente trovarsi una modalità alternativa (come peraltro la giurisprudenza aveva in precedenza riconosciuto in vigenza del precedente art. 6 l.n. 536/1993).

Infatti la ratio dell’art. 115 del Codice dei contratti pubblici consiste nel coniugare da un lato la  tutela dell’esigenza della P.A. d’evitare che il corrispettivo di un contratto di durata subisca aumenti incontrollati nel corso del tempo (tali da sconvolgere il quadro finanziario sulla cui base è avvenuta la stipula contrattuale) ma, dall’altro, tutelare anche l’interesse dell’impresa a non vedere alterato l’equilibrio convenzionale (in conseguenza delle eventuali modifiche dei costi che si possono verificare durante l’arco del rapporto), tali da indurre l’appaltatrice a ridurre gli standards qualitativi delle prestazioni erogate.

Per questo motivo, anche in assenza di costi standardizzati – in quanto non resi disponibili dall’Osservatorio dei contratti pubblici né dall’ISTAT – la revisione dei prezzi deve comunque  essere riconosciuta e disposta facendo ricorso al c.d. Indice F.O.I., criterio oggettivo che consente di conferire ugualmente un principio di salvaguardia al sinallagma contrattuale e, nello stesso tempo, preservare gli equilibri della finanza pubblica.

Claudia Patti

Laureata in giurisprudenza, nell’anno 2009 ha svolto attività di collaborazione presso il Tribunale Amministrativo Regionale di Bologna, nel 2010 ha fatto tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato e nel 2011 ha conferito la Specializzazione in Studi sulla Pubblica Amministrazione presso la SPISA di Bologna.

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