Tar Puglia-Lecce, 12/2/2015, n. 548, sez.II

E’ legittima la scelta di un’azienda sanitaria di autoprodurre i servizi di pulizia e sanificazione delle proprie strutture, considerato che il modello dell’in house providing nasce a livello comunitario proprio come alternativa all’appalto di servizi (Corte di Giustizia, sentenza Teckal del 18 novembre 1999, causa C-107/98) e chiarito che l’opzione tra in house providing e outsoursing si risolve in una scelta discrezionale fra modelli organizzativi alternativi, che ogni P.A. è chiamata a operare entro margini di autonomia pienamente riconosciuti dall’ordinamento comunitario, laddove la motivazione addotta dall’ASL a fondamento della propria scelta gestionale (maggiore convenienza economica della gestione in house rispetto all’acquisizione del servizio sul mercato) non appare manifestamente illogica, irrazionale e arbitraria né fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti.

Prima dell’aggiudicazione definitiva, la stazione appaltante non ha l’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento di revoca o annullamento d’ufficio al concorrente, sebbene aggiudicatario provvisorio (cfr. Cons. Stato, III, 24 maggio 2013, n. 2838; Cons. Stato, V, 18 luglio 2012, n. 4189; 21 novembre 2007, n. 5925; 24 marzo 2006, n. 1525): ciò in quanto l’aggiudicazione provvisoria è atto endoprocedimentale ad effetti instabili e interinali, rispetto al quale l’aggiudicatario può vantare una mera aspettativa alla conclusione del procedimento e non già una posizione giuridica qualificata; essa, a differenza dell’aggiudicazione definitiva, non è idonea a ingenerare il legittimo affidamento che impone l’instaurazione del contraddittorio procedimentale prima di agire in autotutela (cfr. Cons. Stato, III, 11 luglio 2012, n. 4116; V, 23 giugno 2010, n. 3966).

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