Consiglio di Stato 30 novembre 2012 n. 6145

E’ fatto noto che chi lavora è “sommerso” tra montagne di carta e informazioni quotidiane che devono essere classificate ed immagazzinate.

Così ogni tanto sfuggono notizie che – a ben vedere – sono invece molto interessanti.

E’ il caso di questa sentenza del Consiglio di Stato non commentata da alcuno, ma i cui principi sanciti meritano invece una riflessione.

Il caso è quello di una società che gestiva circa 30 strutture psicoriabilitative nell’area chietina la quale, versando in difficile situazione economica, decideva di non versare il DURC per i propri dipendenti. A seguito di tale inadempimento contributivo la Regione (nella figura del Commissario ad acta) revocava l’accreditamento sanitario. Poco dopo veniva dichiarato il fallimento della società.

Il curatore fallimentare provvedeva quindi a sanare la situazione relativamente all’esercizio provvisorio del fallimento: a seguito di tale sanatoria il Commissario disponeva il ri-accreditamento con assegnazione del relativo tetto di spesa.

Tale atto veniva impugnato dai concorrenti sul territorio i quali sostenevano che tale atto di riaccreditamento non poteva essere considerato legittimo tenuto conto che la curatela fallimentare non aveva sanato le precedenti inadempienze contributive e previdenziali.

Di diverso avviso sia il TAR Abruzzo – l’Aquila sentenza 74/2012 che il Consiglio di Stato sentenza 6145/2012

Entrambi i giudici infatti hanno ritenuto di dover scindere i due momenti, quello della gestione prima del fallimento e quella della gestione fallimentare, ammettendo quindi il riaccreditamento in presenza dei comportamenti regolari del curatore  fallimentare.

Più esattamente così si legge nella sentenza:

Infatti il curatore fallimentare, pur se subentra in tutti i rapporti attivi e passivi già facenti capo all’impresa fallita, non configura un sostituto del fallito , ma è un organo del fallimento che, in veste di pubblico ufficiale, ha l’amministrazione del patrimonio fallimentare nell’interesse dei creditori .

Ed ancora:

…… posto che la dichiarazione di fallimento costituisce una evidente cesura tra la gestione dell’impresa prima del fallimento e l’attività della curatela fallimentare, correttamente il Commissario ad acta ( nel verificare il ripristino dei requisiti necessari per l’accreditamento) ha ritenuto di dover scindere la pregressa situazione di omessi versamenti imputabile all’impresa fallita da quella attuale del curatore che, ottenuto l’esercizio provvisorio dal Giudice fallimentare, ha provveduto a regolarizzare i pagamenti venuti a scadenza nel corso dell’esercizio provvisorio, mentre, ovviamente, la soddisfazione dei debiti pregressi, congelati nello stato passivo del fallimento, è fuori della disponibilità dello stesso curatore e non può non seguire i tempi e le modalità della liquidazione dell’attivo del fallimento .

Tenuto dunque conto che l’obiettivo è il “risanamento” dell’azienda, correttamente il Commissario ad acta ha “restituito” lo strumento dell’accreditamento, presupposto indispensabile per erogare a favore del SSN.

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

Scrivi un Commento

*