a cura dell’avv. Andrea Stefanelli

Consiglio Stato, III°, 2/9/2013, n. 4730

L’ASL di Avellino ha indetto una procedura aperta per la fornitura di ausili per la ventiloterapia  (ex DM 332/1999) e, nel corso della gara, ha escluso una concorrente per non aver presentato l’apparecchiatura medica con caratteristiche tecniche corrispondenti a quelle “minime” previste in Capitolato. Si difendeva l’esclusa sostenendo che la scheda tecnica depositata in gara conteneva un errore e che, in realtà, la sua apparecchiatura soddisfaceva pienamente le specifiche tecniche richieste ai fini partecipativi. Ciò nonostante l’Amministrazione appaltante confermava l’esclusione, che anche il TAR periferico riteneva corretta e quindi della vicenda veniva investito il Consiglio di Stato, che invece ribaltava la decisione di 1° grado.

Secondo il supremo giudice amministrativo, infatti, nel negare il “soccorso istruttorio” – ovvero la possibilità alla concorrente di depositare una nuova scheda contenente le reali caratteristiche tecniche della sua apparecchiatura – la P.A. ha posto in essere un “malinteso senso di par condicio” che non può essere condiviso, in quanto il deposito del depliant corretto non avrebbe in alcun modo alterato l’offerta della partecipante che, fin dall’inizio, era stato dimostrato fosse dotata di quelle caratteristiche tecniche.

In altre parole l’integrazione documentale non può essere ammessa laddove sia volta a colmare un’iniziale e sostanziale irregolarità di un’offerta, mentre invece può/dev’essere consentita quando mira a correggere documentazione che, sin dal principio – e ”nella realtà effettuale” – risulta pienamente conforme alla lex specialis di gara.

Pertanto nel caso di specie il deposito della scheda tecnica corretta ben doveva essere consentito in quanto, “da sempre”, l’apparecchiatura della società illegittimamente esclusa risultata in possesso dei requisiti tecnici per partecipare alla gara.

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

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