Consiglio di Stato 5/2/2014, n. 571

L’ex A.O. Istituti Ospedalieri di Verona ha indetto una gara per il servizio di pulizia e sanificazione ed una società, giunta terza in graduatoria, ha deciso d’impugnare l’intera procedura per una molteplicità di vizi.

Rigettato il ricorso dal TAR periferico, è stato allora proposto ricorso in appello, ma il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del giudice di 1° grado con una motivazione che si ritiene meriti attenzione; sostiene infatti il supremo giudice che la società ricorrente, essendosi classificata al 3° posto, per poter veder ammesso il proprio ricorso – che richiede l’annullamento dell’intera procedura – deve preliminarmente dimostrare di avere un interesse concreto e reale all’indizione di una nuova gara, ovvero provare in giudizio che ben potrebbe non solo concorrere ma anche vincere tale nuova procedura (se re-indetta).

In altri termini, sebbene sia nota la posizione dell’Adunanza Plenaria n. 4/2011 – che ha legittimato il “semplice” interesse alla riedizione di una gara rispetto a quello, piu’ “tutelato”, di vedersela aggiudicata (in qualità di 2° graduato) – il Consiglio di Stato ritiene che anche nel caso di richiesta d’annullamento dell’intera procedura il ricorrente in ogni caso sia gravato dall’onere di provare che, nell’ipotesi di sua reindizione, risulti comunque capace di aggiudicarsi detta nuova gara.

In caso contrario, infatti, si correrebbe il rischio che ogni concorrente-non vincitore possa (indipendentemente dall’esito della graduatoria finale) pensare di poter impugnare l’intera gara non vinta, nella speranza che la sua riedizione possa portare ad un suo esito piu’ favorevole.

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La redazione di Appalti&Sanità

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