Consiglio Stato, III°, 14/1/2014, n. 101

L’Ospedale Parini di Aosta ha indetto una gara per i lavori di scavo propedeutici all’ampliamento del presidio ospedaliero, che veniva aggiudicata ad una società la quale tuttavia, appena una settimana prima, aveva depositato in Tribunale un’istanza per l’ammissione al concordato con continuità aziendale.

Per questo motivo è insorta la seconda classificata, sostenendo come nelle more fra il deposito dell’istanza di concordato ed il suo accoglimento la società non potesse partecipare alla procedura e quindi dovesse essere esclusa, tesi accolta dal TAR Aosta, la cui sentenza tuttavia veniva appellata.

Il Consiglio di Stato coglie a questo punto l’occasione per fare il punto sul nuovo istituto del “concordato con continuità aziendale” introdotto all’art. 186-bis Legge Fallimentare dal D.L.n. 83/2012, che ha portato alla modificazione dell’art. 38 D.Lgs.n. 163/2006 laddove ha previsto l’inserimento dell’eccezione “salvo il caso di cui all’art. 186-bis R.D. n. 267/1942” rispetto all’ipotesi “classica” d’inammissibilità alla partecipazione alle pubbliche gare da parte di quei soggetti “che si trovano in stato di fallimento, liquidazione coatta, concordato preventivo [.] o nei cui confronti sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni”.

Il citato art. 186-bis prevede la possibilità di proseguire l’attività da parte di coloro a cui è stata accolta la richiesta di concordato con continuità aziendale, con la precisazione che “i contratti in esecuzione alla data di deposito del ricorso [.] non si risolvono”, mentre “l’ammissione al concordato non impedisce la continuazione dei contratti pubblici …[né] impedisce la partecipazione a procedure d’assegnazione di contratti pubblici”.

In altre parole l’ammissione a detto concordato non preclude la partecipazione agli incanti, mentre la mera presentazione di richiesta (al concordato con continuità) consente la prosecuzione dei contratti in essere ma, relativamente al periodo intercorrente fra il deposito dell’istanza ed il decreto d’ammissione del Tribunale, la norma nulla dispone al riguardo; pertanto, secondo il Consiglio di Stato, la deroga prevista all’art. 38 si riferisce esclusivamente al caso in cui l’ammissione al concordato sia già intervenuta.

Per questo motivo, nel caso in questione, la società risultata aggiudicataria, sebbene all’atto di partecipazione era pienamente in regola, alla data d’intervenuta aggiudicazione a suo favore risultava aver (solo) depositato l’istanza d’ammissione al concordato ma senza che detta fosse già stata accolta, ragion per cui doveva essere esclusa dalla procedura, in quanto la norma consente il prosieguo d’attività ma se – e solo se – il concordato risulti già stato ammesso dal Tribunale competente.

 

redazione

La redazione di Appalti&Sanità

Scrivi un Commento

*