[Consiglio Stato, V°, 27/3/2013, n. 1774]

Interessante arresto giurisdizionale del Consiglio di Stato in tema di valore probatorio di un’autocertificazione e/o di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà; tutti infatti siamo portati a ritenere che, avendo le autocertificazioni pieno valore legale di “sostituire” le certificazioni originali (ex D.P.R. n. 445/2000) nel corso di una procedura di gara, ciò valga anche in un giudizio avanti al TAR, in cui quindi dette autocertificazioni assumono valore di “piena prova”.
Al contrario il Consiglio di Stato ha chiarito come la dichiarazione sostituzione di certificazione (art. 46 D.P.R. n. 445/2000) o la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47 D.P.R.n. 445/2000) non costituiscono affatto delle prove “piene”, rappresentando tutt’al piu’ un mezzo surrettizio per introdurre, nel giudizio amministrativo, una prova testimoniale atipica, ragion per cui dette non possono rappresentare che un mero indizio non sufficienti, in mancanza di altri elementi “gravi, precisi e concordanti”, a rappresentare per il giudice amministrativo un sufficiente elemento probatorio.
Così, nel caso affrontato nella sentenza in commento, il ricorrente aveva formulato una richiesta di risarcimento danni ed intendeva “provare” il danno subìto unicamente in forza di una sua autocertificazione, in cui dichiarava come, nel corso del periodo in contestazione, Egli non avesse potuto svolgere alcuna attività, ma il giudice amministrativo ha negato tale risarcimento per la mancanza di una prova valida, precisando altresì che quando il soggetto, onerato dall’obbligo d’allegazione probatoria, non vi ottempera compiutamente, il giudice non può neppure procedere alla liquidazione del danno in via equitativa ex art. 1226 cod.civ..

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